La definizione di peccato

26.11.2019

Cfr CCC 1849
Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all'amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell'uomo e attenta alla solidarietà umana. E' stato definito “una parola, un atto o un desiderio contrari alla legge eterna” [Sant'Agostino, Contra Faustum manichaeum, 22: PL 42, 418; San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 71, 6].


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“La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti”. Da dove noi partiamo pregando? Dall’altezza del nostro orgoglio e dalla nostra volontà o “dal profondo “ (Sal 130,1) di un cuore umile e contrito ? E’ colui che si umilia ad essere esaltato. L’umiltà è il fondamento della preghiera. “Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare (Rm 8,26). L’umiltà è la disposizione neccessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: “L’uomo è un mendicante di Dio”.
Catechismo CC. 2559.


Il lavoro umano proviene immediatamente da persone create ad immagine di Dio e chiamate a prolungare, le une con e per le altre, l’opera della creazione sottometendo la terra. Il lavoro quindi, è un dovere: “Chi non vuol lavorare neppure mangi” (2 Ts 3,10).
Catechismo CC 2427.


Nel lavoro la persona esercita e attualizza una parte delle capacità iscritte nella sua natura. Il valore primario del lavoro riguarda l’uomo stesso, che ne è l’autore e il destinatario. Il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro. Ciascuno deve poter trarre dal lavoro i mezzi di sostentamento per la propria vita e per quella dei suoi famigliari, e servire la comunità umana.
Catechismo CC 2428.